? Tra…boni e cattivi | Pagina 2

Mettete un giornale nell’uovo di Pasqua

Non so bene cosa rappresenti la tradizione dell’uovo di Pasqua e neppure mi interessa più di tanto: so solo che rende felici i bambini quando lo ricevono, e questo è bellissimo; ma il dono fa contenti anche parecchi adulti, per non dire di giovanotti adolescenti che fanno tanto i duri, che recalcitrano pure davanti alla prospettiva “del solito pranzo pasquale con gli zii che neppure conosco”, ma poi si squagliano anche loro con un sorriso appena ricevono un uovo.

Per i bambini, nell’uovo c’è la classica sorpresa di un giochino. Per gli adulti ha preso piede la moda di far inserire un regalo personalizzato nell’uovo; per i giovanotti di cui sopra l’uovo lo si accompagna con una mancetta.

Ecco, fatti salvi i bambini, per questa Pasqua vorrei fare una piccola proposta: mettete un giornale quotidiano – uno qualsiasi –  nell’uovo dei grandi, mentre per gli adolescenti unite un carnet d’accordo con il vostro giornalaio per l’acquisto di un quotidiano per una settimana (bastano euro 10,50): sicuramente questi ultimi un giornale l’hanno letto raramente e magari il fatto di leggerlo per sette giorni consecutivi potrebbe far scoprire loro tutto un mondo diverso da telefonini e c.

Sarebbe una bella Pasqua (mi verrebbe da aggiungere “di resurrezione”, ma davvero non voglio mischiare sacro e profano) per tanti giornali ed edicolanti che soffrono il calo delle vendite, per i giornalisti che provvedimenti governativi beceri vogliono portare alla fame.

Ps: conosco già i commenti di certi “leoni da tastiera”, soprattutto di quelli scodinzolanti ai piedi del comico genovese: <Basta con i finanziamenti ai giornali, i soldi destiniamoli a…, dovete morire di fame!, pennivendoli!>, ecc. Poi neppure una riga sugli aiuti di Stato alle auto, agli elettrodomestici, ai pannelli solari, ai mobili da giardino, all’Alitalia, alle banche, ai sindacati (giusto per dire: 102 milioni di euro ai Caf perché gestiscano il reddito di cittadinanza, praticamente il doppio dei tagli ai fondi per l’editoria con cui si pretendono di salvare i conti dello Stato).

E buona Pasqua a tutti.

Quel bimbo morto nel traffico e l’altro silenzio (che fa male)

Nei giorni scorsi sono rimasto molto colpito dalla vicenda del bambino morto a Roma, con l’auto della mamma intrappolata nel traffico, mentre intorno sfrecciavano i bolidi di una corsa.  Di getto, ho scritto una lettera al Direttore di Avvenire, pubblicata ieri. Questo è il testo:

Caro Direttore,

venerdì 11 aprile: come ogni giorno, di buon mattino, leggo il nostro giornale. Ma stavolta mi inchiodo a pagina 2 e alla riflessione di Daniele Mencarelli sul bambino di 11 anni morto a Roma Eur per una crisi d’asma, ma con la mamma e i soccorsi imbottigliati nel traffico quotidiano, stavolta appesantito dai divieti per una gara automobilistica.

“Il necessario silenzio per quel bambino morto” recita il titolo: questo pensiero mi accompagna per tutto il giorno e cerco di tramutare quel silenzio nella mia povera preghiera. Cristianamente mi rivolgo a quell’Angelo in più ora in Cielo, umanamente non riesco a darmi pace.

Poi, la sera, guardo il Tg1 delle 20 e, nelle battute iniziali e poi verso la fine, passano addirittura due servizi (non giudico l’operato di colleghi, ci mancherebbe, ma l’enfasi mi pare davvero eccessiva) su quella gara automobilistica di Formula E.

Il secondo servizio è un report sportivo, con tanto di intervista al campione Felipe Massa. Nel primo servizio invece, c’è il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio che loda l’iniziativa della gara, tutto contento accanto ad uno di quei bolidi. Per quel bambino di 11 anni, invece, neppure un pensiero, o una parola di conforto per quella madre che l’ha visto morire sotto i suoi occhi. Ed è un silenzio, questo, per niente necessario e che fa male.