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Igor Traboni - Giornalista per passione (e un po' anche per necessità)

AVVENTO/9 – FACEVAMO “IL DESERTO”

Facevamo “il deserto”: erano giorni belli, in amicizia tra ragazzi e con Dio, spensierati davvero ma con il pensiero di fare qualcosa di bello per il prossimo. E poi, tra riflessioni, canti, gite chiassose e film, ecco “il deserto”: un giorno intero di lavoro, anche duro, nella campagna dietro il convento dove stavamo per le vacanze estive, ma sempre in silenzio.

Tempo fa sono ripassato nel paese di quel convento ma non l’ho trovato e neppure ho cercato indicazioni su Google o chiesto informazioni: sono andato oltre. Come oltre siamo andati da quel “deserto”, tutti quanti – spensierati ragazzi di allora – finiti chissà dove.

Avvento/7 – DI DOMENICA

Un po’ mi vergogno a pubblicare queste notarelle anche di domenica, giorno del Signore, quando invece dovremmo davvero farci piccoli piccoli e non dare sfogo alle nostre vanaglorie, compresa quella mia di scrivere.

Poi però penso che anche oggi troverò una chiesa ad accogliermi, un confessionale, un sacerdote alter Christus. E mi riscopro piccolo piccolo.

Avvento/6 – Sepolcri mai vuoti

Da piccolo pensavo che i cimiteri aprissero solo nei “giorni dei morti”. Andavo sempre in quello del paese di nonna Maria: poche centinaia di metri da casa, ma anche un’ora per arrivare, perché tutti si fermavano a salutarla e a scambiare due chiacchiere. E io mi sentivo importante perché stavo con una donna importante! E poi tutti a dirmi com’ero cresciuto e com’ero bello dall’ultima volta che mi avevano visto, anche se magari non era vero e ci eravamo visti pochi giorni prima. Poi, dal gabbiotto del custode del cimitero, che non c’era mai ma lasciava sempre bene aperto sul tavolo il giornale che stava leggendo,  prendevo io le chiavi della Cappella di famiglia (ricordo ancora il numero scritto a penna sul fiocchetto azzurro) per aprire il cancelletto in ferro. E anche il lumino dovevo accenderlo io, con i “prosperi” che nonna comprava dal tabacchi in piazza per il fuoco del camino e che oggi nessuno usa più, forse neppure li vendono più.

E ogni volta da nonna mi facevo raccontare le storie di parenti che stavano sepolti lì anche da un secolo, con i nomi e le date scritti a matita, oppure quella di una zia all’epoca ancora viva ma che già si era fatta incidere la lastra col suo nome, così nessuno… le avrebbe rubato il posto. Poi restavo in silenzio, a guardare la foto di nonno, che però non ho mai conosciuto, affascinato da quella divisa da maresciallo. E lì vicino c’era sempre una signora, sulla tomba del figlio morto piccolo come me, con il sepolcro adornato di bandiere della sua squadra del cuore.

Ecco, è tanto, troppo tempo che non vado più in quel cimitero, dove adesso riposa anche nonna. E penso che dovrei farlo proprio adesso, in Avvento, in questo tempo che prepara all’arrivo di Gesù, che nasce anche per accogliere tutti loro in Paradiso.

Avvento/4 – Le monetine

Da ogni viaggio all’estero avevo l’abitudine di riportare monete del Paese visitato. Ne ho ritrovate una manciata: sono dell’India, Portogallo, Russia, Israele, Austria. Finite in una scatolina, inservibili, di alcun valore. E mi pento di averle portate indietro: avrei potuto lasciarle al mendicante fuori dall’aeroporto, ma non come la vedova che offrì due monete ed era tutto quello che aveva  (a noi non manca niente) ma come gesto di condivisione, per dire: amico mio, ti ho visto, non passo oltre, ho visto il tuo bisogno. Piuttosto che guardare solo il mio “bisogno” di uno stupido souvenir.

Avvento/2 – Quelle inutili attese

Avvento = Tempo di attesa. E ripenso a tutte le volte che ho aspettato un treno, un autobus, un aereo, spesso in ritardo. E io lì spazientito, imprecante. Tutto tempo sprecato: avrei potuto chiamare un amico lontano, un genitore, un anziano solo, oppure “impiegare” quel tempo con una preghiera. Perché poi il tempo perso non è mai così perso.