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LE ISOLE D’INVERNO

Neve a Ventotene – Foto Antonio Santomauro, ansa.it

Ora, d’inverno,

le mie isole

stanno affogate

nei ricordi.

Pallidi i raggi

e accese le malinconie,

e sbuffano i pochi viaggiatori

del deserto mare:

li vorrei ancora vocianti

a rincorrere bambini da spiaggia

e silenzi post prandiali.

Le mie isole

stanno accartocciate

sotto lune di improvviso chiarore,

a randellare speranze

per noi, gabbiani che non ritroveremo

la stessa terra mai ferma.

Queste mie isole

cercano il vento che tremare fa

un amore.

E tutti gli amori estivi

cambiano stagione

e si fanno stagione infinita

(della vita)

ora, in inverno, sulle mie isole.

FOGLI BIANCHI

Speranze capovolte

nel fondo del bicchiere per brindare

a spumante dolce:

è l’amaro che resta.

 

Fossi un pittore brucerei

tele su tele:

solo fogli bianchi,

imberbi amici,

accompagnano il silenzio;

e di tutta la strada

resta solo un tratto

(è la vita che maltratta,

prima che il foglio di bianco

– e dolce, e chiassoso –

torni a riempirsi).

PRIMA CHE FACCIA BUIO

Vorrei saper scrivere una poesia alla sera,

stringere quell’ultima mano a mio padre,

baciare le guance di un figlio grande.

Vorrei riuscire a camminare i passi perduti,

perdere di nuovo le cose inutili

(e inutilmente ritrovate),

squadrare a perfezione quei difficili fogli

(d’album e di scuola),

danzare su un pallone che rotola

e star fermo a godermi un gol alla vita.

Vorrei richiamare voci dimenticate,

mendicare affetti ai bambini d’India,

riattaccare francobolli su cartoline ingiallite.

E piangere di gioia alla gioia smisurata

(e basta lacrime amare,

che amare non basta mai).

Vorrei saper scrivere una poesia alla sera,

prima che faccia buio.

NOTTI (di te)

Dammi notti che conoscano ancora

il giorno.

Notti attraversate dal suo respiro,

sempre uguale eppure così diverso.

Notti di sogni da raccontare

quando quel giorno è già avanti

e spesso mancano parole

(i sogni invece non mancano mai).

Notti finite, nell’infinito del suo sguardo

e poi notti di luna piena, nel vuoto attorno

che solo lei riempie.

Notti di guanciali sfatti, col capo che riposa

su pensieri odorosi di vita.

 

Di queste altre notti, invece,

ho paura:

nel grande letto una piazza sola

ha il mio corpo, e non basta,

perché ho il respiro corto,

i sogni si fanno incubi,

(e il buio resta)

e neanche la luna

ha pietà della solitudine del finito

se tu non t’addormenti con me.

 

SOFFIA LA VITA

Questo soffio di vita

è un bel dire (ma non è ancora dare)

 

L’abbraccio della sera

è soglia della veglia (ché di dormire manca la voglia)

 

Il pianto di un bambino

è felicità di un padre (con gli occhi del cuore di una madre)

 

Io scrivo intanto di strane cose

per non dare alle cose

l’essenza della vita,

che già si fa sera

di stanco padre.

NIENTE

C’è troppo freddo questa sera,

la tua assenza è soprattutto la mia:

delle carezze non date, delle voci non abbassate,

egoismi mai appianati.

C’è troppo freddo in questo silenzio,

e la tua voce urla i ricordi:

di viaggi e città, figlio e figli da coccolare,

amicizie vecchie e sguardi nuovi.

C’è troppo di tutto

(ma non c’è niente, senza te)

 

Ottobre 2020

LE ULTIME ALBE

Queste ultime albe

di ritmi forsennati,

in forse gli spiccioli di una vita

generata su nostalgie

di ripetitive cadenze:

caduchi uomini

(a cercare invano quello che non c’è).

 

Eppure le ultime albe

i giorni vedono,

gironi d’inferni di tutta una vita,

abbottonata alla malinconia

di antiche credenze:

creduloni uomini

(a cercare il già trovato).

 

agosto 2020