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Folle poesia

(come un autoritratto, all’isola che si specchia nell’isola)

 

Dell’ironia

ho fatto la vita mia,

viaggiatore folle

delle parole altrui.

 

Ricordo i bambini d’India:

non avevano sogni,

non avevano da mangiare.

Assieme a loro

Ho mangiato sogni

Duri da digerire

Nella pancia piena

Di una strana follia:

al dente, ben cotta, col ragù.

In bianco, rosolata, fritta e dorata,

un filo d’olio appena mi raccomando,

lo vorrei basso questo pane, anzi alto,

con poca crosta, tanta mollica:

ecco le vostre follie

da discount dell’abbondanza.

 

Poi c’era mia nonna

E la sua lucida follia

Del sabato mattina

Al mercato di Ceprano,

un carrello sempre troppo pieno

da tirare, e tirare a campare

una vita lunga di passioni.

Il giorno dopo, le campane

di una Messa lunga una vita.

 

Poi è arrivato mio figlio:

una notte ha chiamato sotto voce

dalla stanza di macchinette

e mostri per gioco,

ha chiesto permesso per addormentarsi

tra i guanciali di famiglia:

<voglio stare con voi

perché ho fatto un brutto sogno>.

Lo svegliavo

e nel mondo non c’era più

neppure un briciolo di follia.

 

Per il resto,

resta poco da dire:

mi chiamano giornalista,

penna d’oro, pennivendolo,

scansafatiche.

Ma che dite?:

sono solo il folle di prima.

E viaggio a folle

Per sentire il vento in faccia

e fare pernacchie alla gente.

Che poi il vento

mi rimanda in faccia.

 

Nel giardino dei poeti

Questa mia povera poesia è stata scelta, assieme ad altre 14, tra le circa 250 provenienti da tutta Italia e da oggi è incastonata nel Giardino dei poeti, nello spazio della parrocchia di Santa Maria Goretti, nella mia città di Frosinone.

Sarò pure presuntuoso – e chiedo venia – ma oggi mi è stata regalata una piccola grande gioia.

La Croce (come una preghiera)

La Croce

prova a raddrizzare

il legno storto che ho dentro,

di uomo e solo uomo.

 

Sotto la tua Croce…, cantavano

quei giovani che mai ho incontrato

nei passi confusi,

di uomo e solo uomo.

 

Sta ferma, mentre il mondo gira:

la Croce. Ho letto così

su un muro, preghiera inespressa,

di uomo e solo uomo.

 

Tu, o Croce,

prova a raddrizzare

ogni cosa.

E poi a soddisfare

fame e sete

di uomo, non più solo uomo.

 

 

Non so nuotare

Non so nuotare  (all’isola mai raggiunta)

 

Poi mi sono ritrovato,

sorpreso,

a sentire la pioggia:

rumore di antiche paure,

affetti portati

all’altare del tempo.

 

Ricordi (li ricordi?, mi ricordi?)

cancellati in fretta

dagli egoismi vostri.

 

Io tolgo il disturbo:

leccarmi le ferite non basta più

(e comunque non basta mai):

cerco altri mari

per imparare a nuotare.

SBUFFA LA MALINCONIA

SBUFFA LA MALINCONIA (perché anche ad Atene ogni tanto piove)

 

Non so

di questi giorni

il destino.

 

L’anima arroventata

scalda poco

nel gelo del cuore.

 

Sbuffi di malinconia

lieve, poggiata su pesanti cornici

di tutta una vita disadorna

(unica amica, la malinconia,

a mandare messaggi

senza nulla tacere e temere).

 

E vuote le tasche

di pensieri,

già riempite di sogni

inutili

(quelli poi, i sogni,

ammaliano facce tristi

e triti propositi).

 

Questa è un’altra poesia.

E non sa

di questi giorni

il destino

La Croce (come una preghiera)

La Croce

prova a raddrizzare

il legno storto che ho dentro,

di uomo e solo uomo.

 

Sotto la tua Croce, cantavano

quei giovani che mai ho incontrato

nei passi confusi,

di uomo e solo uomo.

 

Sta ferma, mentre il mondo gira:

la Croce. Ho letto

su un muro, preghiera inespressa,

di uomo e solo uomo.

 

Tu, o Croce,

prova a raddrizzare

ogni cosa.

E poi a soddisfare

fame e sete

di uomo, non più solo uomo.

(gennaio 2019)

Davanti alla tomba

 

Sghembi

petali di margherita,

ammiccanti primavere

di giochi e risate:

non vi prendo,

che tanto l’amo lo stesso

 

E che ci fate

in questo luogo di fornaci

che accendono ricordi?

 

Togliete il disturbo

da un prato ansimante

rabbie e dolori

 

e comunque  un vento,

forte di malinconie

e più odoroso di inutile corolla,

presto verrà a spargervi:

non vi prendo,

che tanto i fiori mai ha amato.

Prossima fermata, la vita

 


stavolta sferraglia la vita.

Perso di sogni,/e ricordi partiti pure loro,/penso di avermi. 

 


ogni volta mi rincorre la vita.

Prego di giorno,/e speranza che chiama carità,/nego la notte.

 

qualche volta mi scappa la vita.

Canto di anni stonati,/e malinconie ferme nel cuore,/conto i giorni che verranno.

Guardato dalla Croce

Non so

cosa diremo alle pietre scagliate

da chi peccati non ne ha

Non riesco a capire

come quel cammello possa passare

attraverso la cruna di un ago

Non ho mai gettato un amo

né mi sono fatto pescatore di uomini

La Croce, però, mi guarda e sta ferma

mentre tutto il mondo gira.