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E QUESTA SERA

Verrà la sera

stanca dei miei occhi nei tuoi

a perdersi nelle risa che furono

e nelle corse mai fatte (eppure veloce

sarà passata la vita)

 

Verrà una sera

dolce e più dolce

delle mie golosità

e dei tuoi rimproveri

(poi magari la notte

e ancora alla dispensa di nascosto).

 

Verrà una sera

di pochi rimpianti e pianti

di nipoti

(noi due piantati da schiena che duole).

 

Verrà la sera:

ma è già stasera

che questo amore s’addormenta

di giusto riposo (come ogni sera)

e di tramonto lontano,

di tramonti a stringersi le mani.

L’ESISTENZA GIA’ MI STANCA

Camminerai gli scogli

appuntiti di facce cattive

Prenderai a risate la vita,

finché sarà la tua.

E canterai note stonate

nelle notti insonni di un bambino vostro.

 

Poi riposerai anche tu,

accanto a un padre vecchio:

l’esistenza già mi stanca

eppure manca tanto, figlio mio,

per sentire (finalmente) la tua mano

nella mia, tremante.

 

(gennaio 2020)

PUNTO E A CAPO

Accartocciato sulle tue sofferenze

esili (neanche un racconto,

figuriamoci una poesia)

entrano lo stesso i dolori

di chi ha la vita (e questo

è libro, di pagine infinite)

stesa su troppi letti d’ospedale.

E allora impara, e stai zitto

(se scrivere ancora cercherai,

anche appena un rigo).

 

(gennaio 2020)

Il vento della notte di Natale

Stavolta c’è un vento strano:

porta le note di un carillon

e regala il sonno di bambini

a chi dorme da anni.

E altri bambini

hanno lasciato un foglietto

come usava un tempo:

“ai nostri nonni”;

ma il vento questo non lo strappa,

piuttosto sigillo al marmo freddo

di una notte calda.

* * *

Il nostro era il Natale

della letterina sotto al piatto

e della lenta attesa della scoperta;

adesso accelero i passi verso l’uscita,

tra mille altri sepolcri che paiono uno solo:

il vento della nostalgia mi tiene comunque caldo

in questa notte fredda.

 

(Natale 2019, al cimitero)

Desiderio di Te

Le mani stavolta cercano le dita

da allungare, verso altre mani:

s’apparecchia così la nuova vita

cercando il prossimo, nel domani.

Le mani tornano mani, e tese

verso l’alto: gesto di preghiera,

trovano il cuore che alla pace s’arrese

nel giorno che si fa sera

(mai notte). Poi giorno nuovamente

nei passi più sicuri in mezzo alla gente

di uomo che cerca, e non mente

E il desiderio ora s’accende, si riaccende.

Onde su orde

Nel mare dei pensieri,

(dove nuoto meno uomo di ieri),

mi scopro cullato dalle onde

di gente di dolcezza e misericordia.

E a voi… a voi lascio le orde

di barbari esseri frutto della discordia.

(dalla raccolta “Rime, pagliaccio!”)

ALLEGORIA (come una malinconia)

L’ultimo sguardo si posa, vittima innocente,

dove oramai non serve più niente.

E allegria, fiaba, allegoria:

sogni dispersi di vita tua e vita mia.

 

Certi sguardi ripartono, da tutto e da niente,

poi trovano spianata la nuova via.

E tristezza, realtà, malinconia:

dei sogni non si butta via niente.

Che gol

Provo a guardarli uno ad uno:

saranno trentamila (tutti e nessuno)

occhi che inseguono una palla…

qui è simbolo di riscatto

<dai, passala, al tuo compagno dalla>.

Terra che rinasce, primo atto.

 

Provo a pensare oltre, lucida follia:

una palla basta? Ma intanto per la via

alla fine della partita di pallone

tanti occhi contenti, e miserie lasciate a cauzione:

abbiamo fatto gol a una certa umiliazione.

Riprendo fiato e urlo forte anch’io: “Forza Frosinone”