Archivi categoria: Il fulmine

Mettete un giornale nell’uovo di Pasqua

Non so bene cosa rappresenti la tradizione dell’uovo di Pasqua e neppure mi interessa più di tanto: so solo che rende felici i bambini quando lo ricevono, e questo è bellissimo; ma il dono fa contenti anche parecchi adulti, per non dire di giovanotti adolescenti che fanno tanto i duri, che recalcitrano pure davanti alla prospettiva “del solito pranzo pasquale con gli zii che neppure conosco”, ma poi si squagliano anche loro con un sorriso appena ricevono un uovo.

Per i bambini, nell’uovo c’è la classica sorpresa di un giochino. Per gli adulti ha preso piede la moda di far inserire un regalo personalizzato nell’uovo; per i giovanotti di cui sopra l’uovo lo si accompagna con una mancetta.

Ecco, fatti salvi i bambini, per questa Pasqua vorrei fare una piccola proposta: mettete un giornale quotidiano – uno qualsiasi –  nell’uovo dei grandi, mentre per gli adolescenti unite un carnet d’accordo con il vostro giornalaio per l’acquisto di un quotidiano per una settimana (bastano euro 10,50): sicuramente questi ultimi un giornale l’hanno letto raramente e magari il fatto di leggerlo per sette giorni consecutivi potrebbe far scoprire loro tutto un mondo diverso da telefonini e c.

Sarebbe una bella Pasqua (mi verrebbe da aggiungere “di resurrezione”, ma davvero non voglio mischiare sacro e profano) per tanti giornali ed edicolanti che soffrono il calo delle vendite, per i giornalisti che provvedimenti governativi beceri vogliono portare alla fame.

Ps: conosco già i commenti di certi “leoni da tastiera”, soprattutto di quelli scodinzolanti ai piedi del comico genovese: <Basta con i finanziamenti ai giornali, i soldi destiniamoli a…, dovete morire di fame!, pennivendoli!>, ecc. Poi neppure una riga sugli aiuti di Stato alle auto, agli elettrodomestici, ai pannelli solari, ai mobili da giardino, all’Alitalia, alle banche, ai sindacati (giusto per dire: 102 milioni di euro ai Caf perché gestiscano il reddito di cittadinanza, praticamente il doppio dei tagli ai fondi per l’editoria con cui si pretendono di salvare i conti dello Stato).

E buona Pasqua a tutti.

Roma da piangere. Ma perché non si dimette?

Mancano le parole, ormai, per descrivere lo sfascio di Roma.  E manca anche il respiro quando cammini a piedi, o cerchi di farlo con lo slalom tra i rifiuti, per il cattivo odore che emana da quei cumuli di immondizia, anche in pieno centro.

E manca anche la faccia di guardare in… faccia quei poveri turisti giapponesi, coreani, americani, che non riescono a capire perché il bus dell’Atac li pianti in mezzo ad una strada. “Perché s’è rotto, a me è la terza volta che succede in tre giorni” bisbiglia un pensionato. Perché ormai manca pure la voce di protestare in questa Roma.

Faccia Lei uno sforzo, signora Raggi: tiri fuori un battito di voce per chiedere scusa. E poi tiri fuori una penna per firmare le dimissioni.