Fede e tradizione a Veroli

Tra fede e tradizione a Veroli, nel cuore della Ciociaria, a settembre si rinnova la processione dell’Addolorata. Con tutta una serie di particolarità che rendono unica questa affezione alla Madonna.

Ne provo a scrivere sul settimanale “Maria con te” ora in edicola (e affrettatevi, perché io ho dovuto girare tre edicole prima di trovarne una che non avesse già esaurito le copie).

Scrivete, scrivete: qualcosa (forse) resterà

Nelle belle pagine di Agorà, e nella rubrichetta del venerdì “Da riscoprire”, oggi Avvenire ripropone un libro che ho amato tanto e che proprio due o tre settimane fa ho riletto, tutto in una sera. Si tratta del “Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante”, di Filippo Tuena (scrittore, va da sé, per nulla ignorante e che, anzi, maggior fortuna meriterebbe).

Ecco, tutti quelli che aspirano (e spesso… spirano – toccate ferro – senza riuscire) a diventare scrittori,. queste pagine dovrebbero leggerle, ingurgitarle per bene (spero che alla Mattioli del buon Paolo Cioni ne abbiano ancora copie a sufficienza per chi volesse ancora ordinarlo, visto che la mia edizione risale al 2010).

Dopo aver divorato questo manualetto, a voi l’ardua scrittura. Oppure il lasciar perdere.

 

Omaggio a Paolo VI

Oggi, nella memoria liturgica del Beato Paolo VI (dal prossimo 14 ottobre nella schiera dei Santi), le monache Carmelitane di Carpineto Romano inizieranno a dedicare a papa Montini i Vespri, come ulteriore segno di ringraziamento per una affezione particolare che lega papa Paolo VI al monastero. Oggi provo a scriverne su Avvenire.

Pregando col caffè

La cosa più bella del caffè bollente alle 5 del mattino – quando un po’ di caldo serve per mandar via il freddo della notte di un sonno di poche ore – è il profumo che poi resta per casa anche una o due ore dopo (tanto le finestre non puoi spalancarle, per non svegliare chi invece ancora dorme di gusto).

Starei a guardarlo per ore quel caffè, mentre sale sul beccuccio della macchinetta; e poi sgorga, piano piano ma con decisione, efficace.

Proprio come sale una preghiera al buon Dio, al mattino.

Goran sulla panchina

E ho voglia di raccontare un altro ricordo di Goran Kuzminac: primi anni ’80, noi ragazzini sbarbatelli che il massimo della trasgressione era giocare a ping pong anche se l’oratorio era chiuso, tanto per far arrabbiare il parroco, o provare ad andare al mare in due, senza riuscirci, su uno dei primi vesponi.

Estate di Frosinone, si bighellonava in piazza Madonna della Neve. Scuola finita, tante ore sulle panchine a far niente, a dire di tutto (e un po’ anche di tutti, ma in particolare di tutte… le nostre prime fidanzate, che neppure sapevano di essere fidanzate nostre…).

Ma una delle panchine quella mattina la troviamo occupata: c’è seduto un signore con la barba, le grandi braccia distese per tutta la lunghezza della panca, il volto un po’ estatico a godersi la brezza di provincia.  Ma sì, è proprio lui: ci avviciniamo, sornioni e un po’ spavaldi: <Scusi, ma lei non è Goran Kuzminac, il grande cantante?>. Sembra sorpreso, eppure è all’apice del successo. Ma sì, è proprio lui. Fa posto per due sulla panchina accanto a lui, noi altri intorno a fargli corona.

Prende a chiacchierare, dice che è appena sceso dall’albergo sulla piazza (non ricordo se si chiamava ancora Nikla o già York Hotel, oggi comunque non c’è più), che ha dormito bene e la sera prima mangiato ancora meglio a Frosinone. Che la sera avrebbe suonato in un paese vicino. Ci racconta della sua particolare tecnica nel suonare la chitarra (non l’aveva con sé, altrimenti di certo ci avrebbe deliziato) e altre cose ancora, come un vecchio amico.

Poi il saluto finale per tutti, ma uno ad uno, ed era tutto: avevamo diviso una delle nostre panchine della piazza – quelle ci sono sempre e ogni tanto è bello risedersi lì – con il grande Goran!