? Tra…boni e cattivi | Pagina 19

Che gol

Provo a guardarli uno ad uno:

saranno trentamila (tutti e nessuno)

occhi che inseguono una palla…

qui è simbolo di riscatto

<dai, passala, al tuo compagno dalla>.

Terra che rinasce, primo atto.

 

Provo a pensare oltre, lucida follia:

una palla basta? Ma intanto per la via

alla fine della partita di pallone

tanti occhi contenti, e miserie lasciate a cauzione:

abbiamo fatto gol a una certa umiliazione.

Riprendo fiato e urlo forte anch’io: “Forza Frosinone”

 

 

Le Poesie sono come ballerine. Nel sovrumano silenzio.

Picinisco, Frosinone, è un posto bellissimo…hanno tutti la stessa maestosità: i vecchi nei vicoli a rigirare la vita tra parole e ricordi; i giovani che sanno di attaccamento alla famiglia e alle tradizioni; le montagne del parco nazionale che lo fanno perché è questo sanno fare, e dare.

A Picinisco da dieci anni – un’eternità, con questo tempo che scorre spesso a casaccio – è l’epicentro del Festival delle Storie, una colorata matassa di cultura e culture che Vittorio, Rachele ed altre persone di buona volontà ad ogni edizione dipanano per togliere a noi altri fili: quelli delle ragnatele appiccicate al pensare e all’andare asfittico.

Prendete, prendiamo ieri sera: in piazza ci saranno state mille persone ad ascoltare un Poeta come Davide Rondoni parlare, dire e fare di Poesia e di Poeti, della Vita che – solo a volerlo – sa pure lei scorrere come Poesia.

Vado in ordine sparso, e le maiuscole sono le mie, tra i miei sparsi appunti presi ieri sera…:

Parole, suoni (e grazie anche a quelli del giovane Virgilio Volante) e immagini evocative di Davide Rondoni:

<e come il vento>.

<La Poesia si fa con le parole. E l’uomo è un essere di parola. La tua vita diventa la tua vita grazie alla parola>.

<La parola è il modo di nominare la vita nel modo più adeguato>.

<Tutte le volte che gli uomini si avvicinano a qualcosa di grande, diventa Poesia>.

<I Poeti prendono sul serio la vita>.

<I Poeti danno voce all’esperienza che fanno tutti>.

<Devi accettare che la tua vita si metta a fuoco con le parole di altri: questo è uno strano prodigio che chiamiamo Poesia>.

<Ma sedendo e mirando>.

<Le Poesie sono come ballerine: bisogna guardarle nei loro movimenti>.

<Sovrumano silenzio. Questo devi chiederti quando leggi le Poesie: se hai sentito un sovrumano silenzio>.

<Di un infinito nello spazio cosa te ne fai? Solamente noi abbiamo il sentimento del tempo>.

<La lettura dei segni è veramente umana>.

<La Poesia grande è sempre attuale>.

<Se tutto diventa identità poi è un problema, è la guerra>.

<Ti identifica solo il tuo rapporto con l’infinito>.

<Il problema è: c’è il vento nella tua vita?>.

<e come il vento>.

E’ la stampa, bruttezza

La stanchezza adesso

è un filo sempre connesso

a questa vita della vita mia

che prende il resto e scivola via.

“Sempre meglio che lavorare”:

l’idiozia di un vecchio detto

che lascia fuori il non detto

di anni consumati nel troppo faticare

Il Meeting, un punto di ripartenza per l’Italia. E un libro ci aiuta a capire come fare

Nel Meeting numero 40, un libro sui 40 anni del Meeting non poteva non lasciare il segno. Ed in effetti il lavoro di Salvatore Abbruzzese – sociologo, docente all’Università di Trento e pendolare tra quest’ultima città e la ciociara Ceprano dove vive con la sua splendida famiglia – si fa apprezzare per come è stato portato a termine: non solo occasione “celebrativa” ma punto fermo su tutto quello che è stato, è, e ancora sarà, la kermesse riminese di Comunione e Liberazione.

Certo, magari la presentazione di questo libro nel mezzo della settimana del Meeting avrebbe dato allo stesso un respiro maggiore (anche commerciale e di diffusione, perché no) ma il porlo come ultimo incontro è stata comunque una scelta azzeccata, perché ha dato l’idea del suggello a questi primi 40 anni del Meeting e ad una edizione 2019 tra le più effervescenti, dalla partecipazione massiccia (1 milione di persone) e con i clamori della politica che hanno lasciato il posto al confronto, al sociale più che al social (come ha efficacemente rimarcato Paolo Viana su Avvenire), alle “solite” mostre prese d’assalto. E non era semplice e neppure scontato, visto che sul Meeting è piombata una crisi di governo niente male.

Ma veniamo alla presentazione del volume di Abbruzzese (edito da Morcelliana e ora disponibile nelle librerie e online), curata da Emilia Guarnieri, presidente della fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli, e con il vicedirettore del Corriere della Sera, Antono Polito, nel ruolo di intervistatore.

<Questo libro – ha esordito la Guarnieri – mi ha fatto capire di più quello che abbiamo vissuto e quello che stiamo vivendo>. E detto da una delle “colonne” della prima ora, è molto più di un bel complimento.

Efficace anche la prima definizione di Meeting – che non a caso trova poi riscontro nelle ricerche fatte da Abbruzzese e sulla quale il sociologo è tornato nel corso del suo intervento – data da Polito: <Il Meeting mette insieme persone alla ricerca del vero. E il modo in cui lo cercano è paradossalmente più importante dell’esito>.

Salvatore Abbruzzese ha quindi preso a narrare del suo primo incontro… quasi scontro, per chi come lui arrivava da un mondo diametralmente opposto, ma che scontro sul serio non lo è mai stato in quegli anni ’90 <perché rimasi subito colpito dalla bellezza e dalla letizia, e non me le sapevo spiegare, ma le percepivo. E continuavo a venire al Meeting anche quando non mi invitavano, perché dovevo capire>. E la cosa che Abbruzzese – e tanti come lui – ha compreso è che questa esperienza riminese <nasce come denuncia dell’assenza di senso: eravamo tutti insoddisfatti e l’essenziale tendeva ad essere dichiarato come inesistente>.

E poi, ecco “le circostanze”, termine che non a caso nel vocabolario ciellino, e prima ancora giussaniano, qualcosa vuole pur dire. Circostanze che Abbruzzese riassume in due capisaldi: la strage di Bologna in Italia e l’occupazione dei cantieri di Danzica in Polonia, Europa: <Dovevo andare a Rimini per capire cosa stava accadendo in Europa>, ha sottolineato l’Autore, richiamando la figura di Giovanni Paolo II. Ecco, quella del papa santo polacco è una delle figure che tanto hanno dato al Meeting, mentre – molto più laicamente – altre figure hanno fatto altrettanto, ma “insozzate” strada facendo da semplificazioni giornalistiche alla… comunione e fatturazione.

Prendiamo Giulio Andreotti, cui il Meeting 2019 ha dedicato una bella mostra: <L’amicizia del Meeting con Andreotti non va banalizzata. Ma veramente – ha chiosato Abbruzzese – vogliamo ridurla a questione clientelare? Ma per piacere…>.

Anche se alla stesura di questo libro Abbruzzese ha dedicato “solo” gli ultimi 4 anni, è come se lo avesse iniziato a scrivere già dalla prime frequentazioni degli anni ’90, poi diventate assidue e irrinunciabili (anche per un percorso di fede e di amicizia fatta con tanti compagni di strada). E ogni volta, il sociologo ciociaro-trentino restava sconvolto <dalla positività del reale>, da qualcosa <di non banale in un mondo che banalizzava tutto>.

E così ha visto il Meeting farsi <motore in un’epoca in cui regna il disincanto>, capace di <ridare dignità alla domanda e rispettare la ricerca di senso>. E così <la verità dell’uomo resta, anche quando la Dc non c’è più, Giovanni Paolo II torna alla casa del Padre e l’economia non è più controllabile>.

Anche per questo, il Meeting viene visto pure come <una costituente culturale> e i legami con la politica in realtà abbracciano il pre-politico <e non c’è nulla di banale in tutto questo, altro che passerelle>.

E come non sottolineare – lo ha fatto con simpatia anche Polito – il ruolo giocato dai volontari? A migliaia, giovani e no, che spendono tempo e denaro (il loro) per esserci, a sgobbare sotto il sole, a preparare piadine, a pulire i pavimenti: <Il Meeting è nel mondo per viverci meglio. E i volontari vengono a Rimini per questo, sono portatori di una domanda che trovano una risposta – ha aggiunto Abbruzzese – altrimenti non tornerebbero. E aprono una porta sull’infinito>.

Ma, prima di concludere, e come già fatto in un’intervista resa al sottoscritto nei giorni scorsi e apparsa sulle colonne dell’Osservatore Romano, ad Abbruzzese è stato infine chiesto come sarà il Meeting – e dunque la società di cui è specchio – nei prossimi 40 anni: <La società cambierà, recupererà in meglio, anche perché peggio di così non può andare una società dove i genitori devono portare i figli da Sfera ebbasta. Il Meeting sarà uno dei luoghi nei quali si ricomincerà>.

E allora: ai prossimi 40 anni del Meeting (e ad un altro libro di Abbruzzese sui primi 80 anni del Meeting).